La mostra “Franco Fontana. Retrospective”, ospitata al Museo dell’Ara Pacis e curata da Jean-Luc Monterosso, offre un viaggio straordinario attraverso il percorso di uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo. Fontana ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia a colori, trasformando la realtà in pura poesia visiva grazie a un uso audace delle inquadrature, una ridotta profondità di campo e una magistrale giustapposizione di colori brillanti. L’esposizione presenta oltre 200 fotografie in un percorso immersivo che ripercorre l’evoluzione artistica del maestro modenese, dalle prime sperimentazioni negli anni ’60 fino alla sua produzione più recente.

L’allestimento si apre con una veduta grandangolare di Praga, apparsa su Time Life e Frankfurter Allgemeine, e con un ritratto di Fontana realizzato da Giovanni Gastel. Seguono una serie di paesaggi urbani e naturali, caratterizzati da una geometria essenziale e dall’uso sapiente del colore. Un momento chiave della carriera di Fontana è rappresentato dal volume “Skyline” del 1978, che ha segnato un nuovo approccio alla fotografia di paesaggio. Qui, contrasti cromatici e colori vividi definiscono uno stile che ha aperto la strada alla nuova fotografia italiana. La mostra include anche alcuni scatti vintage raffiguranti paesaggi urbani, dettagli architettonici e automobili, oltre al celebre “Nudo 1969”.

Il percorso prosegue con una serie di immagini dedicate alle quattro stagioni, culminando nella celebre “Puglia 1978”, in cui il cielo azzurro e il grano dorato si dividono la scena in due blocchi cromatici distinti. Fontana ha sempre affermato che il paesaggio, quando fotografato, diventa un riflesso dell’anima del fotografo stesso. Una sezione della mostra è dedicata allo studio dell’ombra, con un focus sulla serie “Contact” (1979), in cui Fontana ha immortalato il Palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR in un’atmosfera metafisica. Accanto a queste opere, scatti rari realizzati in Francia e Asia catturano scene urbane di città come Parigi e Tokyo.

Un altro tema centrale è l’acqua, con immagini realizzate in piscina che esaltano la sensualità delle forme femminili. Qui, le Polaroid assumono un ruolo di primo piano, permettendo a Fontana di esplorare nuove possibilità espressive.Un’incursione nella vita privata dell’artista offre ai visitatori l’opportunità di scoprire il suo studio, caotico e ricco di materiali, in netto contrasto con il minimalismo delle sue opere. Un video-intervista accompagna l’esposizione, illustrando il suo incessante desiderio di sperimentazione, dalla pellicola al digitale.

Successivamente si possono ammirare opere iperrealiste che si contrappongono alla Street Photography, fotografie della serie “Luce Americana” e “Frammenti”, e una raccolta di rare Polaroid transfer, usate come appunti visivi per reportage. In questa sezione, il colore si fa protagonista assoluto, come dimostra il video “Havana 2017”. Fontana dedica un’attenzione particolare al paesaggio urbano, con immagini realizzate a Los Angeles dal 1979, dove i muri colorati delle case ricordano i campi coltivati delle sue fotografie rurali. L’autostrada diventa un altro soggetto iconico: in “Autostrada 1975” e “Asfalto 1990”, Fontana cattura il dinamismo della strada attraverso lunghe esposizioni e giochi di luce, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza visiva immersiva grazie a light box retroilluminate. La strada è protagonista anche in un video-book dedicato alla Route 66, al Cammino di Compostela e alla Via Appia, che per Fontana rappresenta un legame profondo con Roma e la sua storia.

L’esposizione si chiude con una serie di nudi femminili, accostati a fotografie delle statue del Cimitero di Staglieno, e con una sezione dedicata ai lavori commissionati per la moda e la pubblicità, tra cui la serie “Artemide” e la campagna “Sportmax 2020”. Attraverso questa mostra, il pubblico ha l’opportunità di esplorare il linguaggio fotografico unico di Fontana, il suo approccio rivoluzionario al colore e la sua capacità di trasformare la realtà in arte, lasciando un’impronta indelebile nella storia della fotografia.

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