Photo&Contemporary è lieta di presentare ad Arte Fiera 2025 un progetto specifico sul tema della Percezione, concetto  e sfida per artisti e spettatori. 

Percezione non significa solo esperienza soggettiva, ma costituisce un dialogo complesso tra opera e osservatore, un processo in cui l’arte può sia ingannare l’occhio, sia rivelare nuove prospettive. Le opere qui esposte invitano il visitatore a riconsiderare ciò che vede, indagando il tema della percezione attraverso approcci unici e differenti tra loro.

La tradizionale intuizione dello spazio è efficacemente messa in discussione da Georges ROUSSE (1947), noto autore francese, che con la tecnica dell’anamorfosi, facendo dialogare pittura, architettura e fotografia, reinventa e trasforma i luoghi stessi, rispettandone il “genius loci” e la memoria. L’immagine finale è visibile correttamente solo attraverso l’obiettivo fotografico dell’autore ed è il risultato di un complicato processo creativo che prevede anche disegni preparatori a china ed acquarello, come quelli in esposizione.

Un altro autore che cerca di spostare i termini del linguaggio fotografico tradizionale è il torinese Paolo MUSSAT SARTOR (1947), noto ritrattista e compagno di viaggio dei protagonisti dell’Arte Povera, ma anche ricercatore di una zona di confine ambigua ed inafferrabile tra fotografia e pittura, raggiunta attraverso l’intervento manuale sulle immagini con pigmenti stesi ad olio. Dell’autore presentiamo due opere inedite della serie “DI NATURA MUSICALE”, 1989, in grande formato, in cui, con una tecnica di proiezione in positivo di un leggio musicale su sfondi autunnali di foglie, Mussat Sartor realizza una stampa fotografica per arrivare ad un’immagine pittorica in seguito all’intervento con pigmenti ad olio stesi con pennellate e spugnature.

Le opere di Silvio WOLF (1952) esplorano la dinamica relazione tra opera e spettatore. La ricerca sperimentale di questo artista utilizza inizialmente il medium fotografico, esplorandone il linguaggio, gli statuti, le regole per raggiungere una visione fortemente soggettiva, metaforica, quasi astratta della realtà. Dalla fine degli anni ’80 ad oggi ha introdotto nel suo lavoro l’uso di un ampio spettro linguistico, utilizzando, individualmente o associati tra loro, l’immagine in movimento, le proiezioni fisse, la luce e il suono. Le sue opere escono sovente dalla pura bidimensionalità della fotografia, creando progetti multi-mediali e installazioni sonore che coinvolgono lo spazio architettonico e sociale e la specificità dei luoghi in cui è chiamato a operare. Negli anni, l’attenzione di Wolf si è spostata dalle immagini alle persone che le osservano ed al risultato dell’interazione fra le due. Esempio ne è questo lightbox “BLACK AND BLUE” del 2009. Qui, la decontestualizzazione, il cambio di proporzioni, e la smaterializzazione della luce che s’irradia attraverso la superficie cromatica, trasformano l’oggetto in un’opera astratta, enigmatica e senza tempo: un’architettura dell’immaginazione. 

Anche il linguaggio astratto di  Emil LUKAS (1964) è variegato e complesso. L’artista esplora la percezione visiva attraverso i fili che compongono le sue opere, giocando con la luce e la profondità ed integrando con  abilità una vasta gamma di tecniche e materiali, dalla tela al gesso, dal legno ai rifiuti. Dell’autore presentiamo alcuni dei suoi noti THREAD PAINTINGS nei quali migliaia di fili sono tirati su un telaio, ottenendo magnifici effetti di luce e dissolvenza cromatica. Le opere in questione, di forma circolare o rettangolare, sono definite “dipinti”, ma sono realizzate in modo tale da non poter essere propriamente catalogate come sculture o pitture. Sono piuttosto opere tridimensionali, costituite da diversi strati sovrapposti in cui interno ed esterno, superficie e supporto perdono la loro distinzione gerarchica invitando lo spettatore a cambiare punto di vista per osservare il sottile gioco che si crea tra luce e ombra.

Ernesto MORALES riflette sulla percezione della realtà, che scaturisce dal contatto con i diversi fenomeni terrestri che si pongono in una relazione di interdipendenza con l’energia proveniente dalle stelle, dalle galassie più lontane, dal vuoto cosmico. La serie delle SUPERNOVE, formazioni che rappresentano l’evolversi delle Nebulose dopo il loro collasso nello spazio cosmico, viene realizzata dal pittore con una tecnica che prevede l’uso di olio e pigmenti speciali interferenti, che contengono microsfere in grado di riflettere la luce mescolate ai pigmenti puri che l’artista prepara personalmente macinando lapislazzuli per l’azzurro, malachite per il verde etc. Le opere hanno quindi un duplice aspetto: illuminate o in ombra appaiono completamente diverse. 

Anche Nicola BOLLA ci invita a guardare oltre la superficie apparente per comprendere la complessità che si cela dietro la bellezza delle sue opere. L’uso da parte dell’autore di cristalli per le sue sculture e di carte da gioco ha sempre rappresentato inoltre l’idea di azzardo esistenziale e di vanitas, dunque l’ossimoro visivo tra il senso d’inutilità e la pulsione creativa, tra la rappresentazione dell’opulenza e la miseria umana, tra l’eternità dell’arte e la caducità terrena. Opere frutto di grande virtuosismo e leggerezza che perdono il peso specifico tipico dell’opera plastica e scultorea. La sua lettura dissacratoria e ludica della realtà sottolinea con forte accento post-surrealista la trasfigurazione simbolica del materiale e dell’oggetto in icona contemporanea, attraverso un processo di alchimia visiva.

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *