2017

WunderGram - Pietro Privitera WunderGram Lo sguardo condiviso a cura di Valerio Tazzetti e Nicola Davide Angerame 20 giugno - 16 settembre 2017 Il titolo della mostra è un neologismo coniato dall’artista fondendo due parole: Wunderkammer ed Instagram. La prima fa riferimento a quella “camera delle meraviglie” un tempo privilegio di nobili, eruditi e cardinali che vi collezionavano memorabilia naturali e artificiali. Oggi scomparse, queste “camere” sembrano rivivere oggi sotto forma di “gallery" fotografiche sul social media ad esse dedicato: Instagram. La mostra espone una selezione di circa 90 fotografie di piccolo formato tratte dagli oltre 900 scatti realizzati da Privitera attraverso i percorsi all'interno di un'esistenza quotidiana, la propria, colta nei suoi aspetti più poetici, astratti, formali e metafisici. Disposte in quadrerie che richiamano idealmente l’impaginazione grafica delle immagini su Instagram, le foto sono divise in serie di lavori: Magic Realism, Peoples and Places, Still Life and Live, Coincidences. Tutte realizzate con il proprio smartphone, elaborate con l’ausilio di appositi filtri modificati dallo stesso artista e successivamente postate sul Instagram, queste immagini costituiscono una vasta galleria che suscita stupore per come traduce un mondo di soggetti ordinari in altrettante visioni surreali, intense e simboliche, complice anche una paletta di colori innaturali, saturi e virati. L’essenza kitsch dei filtri “pop” di Instagram viene da Privitera citata e trasfigurata in qualità pittorica per giungere ad una visione rinnovata, che prende le mosse da un progetto fondato su considerazioni estetiche ben precise raccolte dall’artista in un suo pamphlet dal titolo “Polagram o Instaroid. Evoluzione dell’homo photographicus” (2016). "Negli anni ’60 - sostiene Pietro Privitera - la Polaroid scosse il mondo della fotografia (…) coinvolse la cultura delle arti visive ed ebbe implicazioni sociologiche e comportamentali. Il poter vedere nell’immediatezza il risultato, si sintonizzava sul tutto e subito sessantottesco e si contaminava del dibattito non esclusivamente psicanalitico sul concetto di desiderio, nel rapporto tra principio del piacere e principio di realtà". “Con un processo di appropriazione ironico e critico, ma anche creativo e poetico - sostiene Valerio Tazzetti, direttore di Photo & Contemporary - Privitera utilizza Instagram in modo analitico per evidenziare l’attuale bulimia del nostro sguardo dominato dall’affermazione dei social media ed in cui la condivisione delle immagini auto-prodotte assume un valore comunicativo totalizzante. Instagram è il simbolo precipuo di questa realtà ed è lo strumento attualmente più usato ed efficace per la diffusione di questa nuova cultura”. “Così facendo - sostiene il curatore Nicola Davide Angerame - l’autore milanese ha messo in luce uno degli aspetti più pervasivi e ridondanti del nostro vivere attuale ovvero quella mania di catturare e condividere immagini (oltre ai selfie) del mondo che ci circonda. Una mania che sta diventando ossessiva e che produce nuove dipendenze, ma che potrebbe essere interpretata anche come una reazione inconscia (fermare l’attimo concreto e postarlo) al virtualizzarsi progressivo della realtà, sempre più digitalizzata in ogni suo aspetto”. Pietro Privitera (Milano, 1953, vive e lavora a Milano) negli anni '70 dedica la propria ricerca fotografica al teatro-danza (da Bob Wilson a Meredith Monk) da cui nasce il libro-saggio “Scatola scenica”. Sperimentatore convinto, è tra i primi in Italia a usare la Polaroid per produrre, negli decenni '70 e '80, mostre internazionali soprattutto in Italia, Francia e Germania. Si laurea in Filosofia con una tesi sulla Polaroid come fenomeno artistico dalle implicazioni sociali e psicoanalitiche. Collabora con la rivista “Progresso Fotografico” studiando le contaminazioni tra arte e fotografia. Come fotografo di moda collabora per molti anni con Vogue e Harper’s Bazaar, a Milano e a Parigi. Nel 1996 vince il “Premio Kodak Europeo per il Ritratto”. Dal 2000 studia l'immagine digitale, il web e crea progetti fotografici in cui confluiscono tradizione e nuovi linguaggi digitali.