SENZA TITOLO 2008

Photo&Contemporary, Torino

Dal 09/11/2008 al 20/12/2008

Beatrice Pediconi


L'ultima serie fotografica di Beatrice Pediconi rappresenta un esempio emblematico di arte processuale. La fotografia registra la performance della materia, del colore e della luce. Appartiene ad un'ampia zona dell'arte che riflette sul processo di accadimento delle cose o meglio, sul processo di formazione dell'immagine, intesa non più come rappresentazione, ma come organismo che trae linfa vitale dall'azione più che dalla forma. I processi biologici ne sono il modello. Il processo come nascita e crescita organica dell'idea. La fotografia di Pediconi è espressione di un'arte che s'interessa alla processualità degli avvenimenti, superando i limiti statici e legislativi del Minimalismo, la retorica dell'arte narrativo-rappresentativa e l'asciuttezza pomposa dell'arte iconico-simbolista. La fotografia di Pediconi si presenta come superamento della “staged photography” e della nuova oggettività registrando la performance degli elementi. Una performance di cui l'artista non ha il completo controllo, dovendo avvicendare il proprio "desiderio di forma" alla spigolosità dei materiali usati. C'è una componente sperimentale in questo lavorare con acqua, luce, chine e tempere, che rende la fotografia una spiazzante sorpresa. Come già nella precedente serie denominata "Corpi sottili", anche in questa nuova e speculare serie di "Senza titolo" si ritrova il gusto del fotografare inteso come "rubare l'attimo" al tempo. Lo scatto ferma e registra, ma non interrompe e non completa il rapporto tra il soggetto ritratto e la macchina fotografica. In questo senso, l'oggetto ritratto si ritrae costantemente e fugge verso la sua futura evoluzione. La fotografia che ne risulta è un'opera aperta che andrebbe considerata innanzitutto come "sequenza" e i cui singoli addendi, le singole immagini, stanno in un rapporto consequenziale evolutivo. Non una vera serie, ma una evoluzione di carattere organico. Come uno scienziato in laboratorio, Pediconi utilizza lo strumento fotografico per bloccare e analizzare un processo che produce forme effimere, attimi instabili risultanti da incontri progettati dall'artista e da lei guidati, ma intaccati dal caso, da fortuiti micro-avvenimenti inattesi a cui la materia, come anche la vita, è soggetta. In quanto arte del processo, la fotografia dell’autrice apporta un contributo di conoscenza nei confronti di un evento effimero che come tale impressiona la "retina" del pensiero, lanciando sensazioni multiple e ambigue al sistema di decodificazione mentale che tende a "riconoscervi" delle immagini di cose esistenti, pur essendo consapevole dell'assoluta astrazione di questo lavoro. Vincitrice del premio come miglior autore alla VII Biennal of Experimental Art di San Pietroburgo con la serie “ Corpi Sottili”, Pediconi presenta ora questa nuova serie di lavori caratterizzata dall'assorbimento di luce e dallo sfondamento dello spazio, che diventa abisso e procura allo sguardo dello spettatore una conturbante perdita di orientamento. I punti cardinali si mescolano e le coordinate dello spazio si fanno ambigue. La complessità creata dall’artista romana offre le dinamiche del viaggio interiore con le sue visioni, le illuminazioni, il baluginare dell'idea o l'esplosione del sentimento; con le "allucinazioni" che ci fanno leggere in una macchia l'esistenza di un cosmo o di un abisso marino. Sono letture legittime e razionali, ma anche riduttive: non siamo di fronte alle tavole di Rorscharch, per quanto il meccanismo che queste "macchie" ingenerano nella mente sia il medesimo, e lo si ritrova anche in quel gioco che legge delle forme nei movimenti delle nuvole.

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