DOUBLE BLIND

Photo&Contemporary, Torino

Dal 06/11/2014 al 20/12/2014

Silvio Wolf


La mostra Double Blind esplora il concetto di soglia in relazione a due cicli di lavoro recenti di Silvio Wolf: gli apparentemente astratti Orizzonti e i materici, semi-specchianti Shivah, presentati per la prima volta in Italia. In tutti i lavori esposti è fondamentale la relazione tra opera e sguardo: visione e significato sono variabili di un unico percorso che pone attivamente il Soggetto al centro dell’opera. Consapevole che l’attuale condizione bulimica indotta dall’eccessivo consumo d’immagini stia producendo un radicale impoverimento dell’esperienza visiva e un’incipiente cecità dello sguardo, l’opera di Wolf suggerisce invece la ricerca di una condizione di rallentamento e di ascolto, orientando l’osservazione dal referente alla centralità del Soggetto: colui che vede. I lavori in mostra inducono a spostare l’attenzione dal tempo e dallo spazio dello scatto, all’hic et nunc di chi si confronta con la realtà dell’opera, creando una relazione fortemente soggettiva tra sguardo e immagine. Il tempo presente della visione e il luogo in cui accade ne rivelano il senso, offrendo un nuovo orizzonte interpretativo al pensiero sulla Fotografia. I cicli di opere esposte sono: Orizzonti: Queste scritture di luce, auto-generate durante il processo di caricamento dell’apparecchio, sono atti di appropriazione di scarti del processo fotografico. Ogni Orizzonte é l’attualizzazione di un processo off camera che avviene in camera: un paradosso che dà vita a immagini pre-fotografiche. Il soggetto non è il mondo esterno, ma il linguaggio: il suo codice reso visibile. Sono immagini prima del tempo, già attive in forma latente prima dell’esperienza del fotografo, “photographs without pictures” che rappresentano il confine tra oggettività e astrazione: pure interpretazione della luce fotograficamente rivelata e attribuzioni di senso di oggetti fotografici, non scatti. Shivah: La serie Shivah indaga l’ambigua e segreta natura delle immagini, approfondendo la ricerca di un rapporto diretto, contemplativo e partecipe dell’osservatore. Le superfici semi-riflettenti sono coperte da un velluto nero che le protegge dalla luce e le occulta allo sguardo. Come preziosi dagherrotipi, esse sono esposte alla luce solo quando il Soggetto le scopre per guardarle, apparendovi riflesso da multipli punti di vista. Coperte sono celate e protette per poter essere immaginate, pensate e ricordate. Scoperte trasformano lo spazio in una magica galleria degli specchi che pone al proprio centro l’osservatore, protagonista e interprete del lavoro. Le opere di Wolf sono luoghi simbolici di riflessione, identità e interrogazione, attivatori di processi, soglie della percezione che collegano tempi e luoghi diversi, unificandoli nel tempo presente dell’esperienza del Soggetto: è l’esserci che dona loro significato e splendore.

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