ATTRAKTIVER ATTRAKTOR

Photo&Contemporary, Torino

Dal 12/03/2010 al 30/04/2010

Jürgen Klauke


In occasione di questa nuova personale italiana, Jürgen Klauke espone un nucleo di opere recenti tra cui Attraktiver Attraktor, Aesthetische Paranoia e Wackelkontakt. L’autore allestisce minuziosamente i set in cui ambienta le sue performance fotografiche simile ad azioni teatrali, all'interno delle quali agisce spesso come protagonista. Sono immagini di grande rigore formale e compositivo, presentate in sequenza, realizzate in spazi astratti, scuri, con fondi monocromi, senza riferimenti di luogo, nè di tempo. All'artista interessa mostrare immagini animate da corpi in attesa, da cavi elettrici e da lunghi capelli neri che coprono i volti o che si sollevano. Il suo proposito è di creare una sorta di spazio "kafkiano" dove poter sviluppare una pantomima inconsueta ed irreale. La presenza dell’artista ha un effetto estremamente convincente: egli agisce e dialoga con gli oggetti, esprimendo un’inconsueta, ma autentica coincidenza tra persona ed opera, tra arte e vita. Come un solitario clown, sospeso tra divertimento e profonda malinconia, Klauke riflette sui propri sogni e paure, ribellandosi alla rilassatezza ed agli agi della società attuale. La sua raffinata ironia diviene infatti l’unica via per sbarazzarsi dell’incapacità di modificare la cose, per reagire al senso d’inquietudine e disperazione. Nei suoi primi lavori, da Transformer a Masculin-Féminin, da Umarmung a Philosophie der Sekunde, l’artista tedesco si occupa di problemi legati alla sessualità, al desiderio di intimità fisica e, con grande anticipo, attualizza ed incarna il tema dell’androgino, presentando la mentalità e gli accessori di una società erotomane, ma in cui domina l’incapacità di amare. In Philosophie der Sekunde (Filosofia del secondo), un mosaico di volti in bianco-nero svela il carattere cangiante dell'identità, l'ambivalenza di un essere che nella ripetizione differente del proprio ritratto trova la fonte del molteplice. Giunge al successo internazionale all’inizio degli anni ’80 con il ciclo “Formalizzazione della noia”, in cui sviluppa un linguaggio figurativo essenziale, rappresentando norme comportamentali sempre più severe ed impenetrabili, caratterizzate dall’isolamento, dalla volontà di non comunicare e di sfuggire ai rischi della citazione post-moderna. Seguono le famose serie “Densità dell’esperienza”, “Le nevrosi della Domenica”, “Disastro dell’Io”, che attraverso una geometria esistenziale e passionale, si basano su connessioni e disgiunzioni tra corpi, quello dell'artista o di altri "attori", e oggetti, quali palloni pieni di liquidi, secchi, bacinelle e vasche. La narrazione, aleggiando in uno spazio-tempo enigmatico, mescola, in modo imprevisto, l'immobilità al movimento, la tensione ieratica allo slancio, il senso di fissità all'impulso emozionale. Qui l'humour libera lo sguardo da qualsiasi pesantezza speculativa o erotica, dal pathos dell'impegno sociale.

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